Le famiglie non sono oggetti

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Dalla materia rilevata al modello informativo: la famiglia HBIM traduce geometria, trasformazioni e stato di conservazione in una memoria interrogabile dell’elemento architettonico.

Ogni elemento di un edificio racconta qualcosa. Una famiglia HBIM dovrebbe permettergli di continuare a farlo.

Nella modellazione esiste una domanda che sembra esclusivamente tecnica: quale famiglia usare?

Una porta, una finestra, una colonna, una volta, una cornice. Il problema appare legato alla rappresentazione, ai parametri, alla gestione del software. Con l'esperienza, però, la domanda cambia: che cosa vogliamo che questo elemento continui a raccontare nel tempo?

Una finestra in un edificio storico non è soltanto un'apertura. È proporzione, materiale, fase costruttiva, manutenzione, trasformazione. Può conservare un telaio originario, oppure essere stata sostituita. Può appartenere a un allineamento antico o a un adattamento successivo. Può avere la stessa forma di altre finestre, ma una storia diversa.

Nel linguaggio BIM le famiglie vengono spesso considerate oggetti parametrici. Dal punto di vista informatico è corretto. Dal punto di vista dell'architettura è poco.

Una famiglia HBIM dovrebbe descrivere una conoscenza, non soltanto una forma.

In termini più propriamente BIM, questo significa distinguere con attenzione ciò che appartiene al tipo da ciò che appartiene alla singola istanza. Dimensioni nominali, logica costruttiva e sistema di apertura possono essere condivisi; deformazioni, stato di conservazione, datazione ipotizzata e interventi pregressi appartengono invece a quell’elemento preciso.

Se tutte queste informazioni vengono affidate esclusivamente al tipo, cento finestre finiscono per avere la stessa biografia. È molto ordinato per il software. Un po’ meno per la storia.

In un rilievo, una serie di aperture sembrava quasi identica. Dimensioni simili, geometrie compatibili, aspetto esterno coerente. Sarebbe stato naturale usare una sola famiglia ripetuta. Poi la lettura più ravvicinata ha mostrato differenze decisive: spallette costruite in modo diverso, infissi di epoche differenti, alcune modifiche successive, altre parti probabilmente originarie.

Dal punto di vista geometrico erano quasi uguali. Dal punto di vista storico non lo erano affatto.

In questi casi, il valore della famiglia non sta nella complessità del suo modello tridimensionale. Sta nella capacità di conservare le distinzioni che il progetto dovrà ricordare. Materiale, fase, stato di conservazione, eventuale tutela, necessità manutentive, fonte dell'informazione, grado di affidabilità.

Una geometria controllata, associata a parametri condivisi e correttamente esportabili in formati interoperabili come IFC, può alimentare abachi, filtri, verifiche progettuali e futuri piani di manutenzione. Il modello non deve necessariamente sapere tutto. Deve sapere ciò che servirà e, soprattutto, dichiarare con chiarezza ciò che ancora non sa.

Ogni parametro inserito oggi può diventare una risposta futura. Ogni parametro assente può diventare una domanda senza più testimone.

Costruire una libreria HBIM non significa accumulare oggetti sempre più sofisticati. Significa costruire un linguaggio. Un modo condiviso per nominare, distinguere, collegare e interrogare elementi che nell'architettura reale raramente appartengono a categorie perfette.

Gli edifici storici vivono di eccezioni. Una porta può essere stata tagliata, adattata, ricomposta. Una colonna può essere fuori asse. Una volta può non avere una geometria riconducibile a un tipo ideale. Pretendere che ogni elemento entri in una categoria standard significa chiedere alla realtà di perdere parte della propria identità.

Del resto, gli edifici storici hanno il curioso difetto di non aver mai letto il manuale del software: sono fuori asse, fuori standard e, in alcuni casi, anche fuori dalla pazienza di chi li modella.

Le famiglie dovrebbero invece adattarsi all'edificio. Essere abbastanza precise da conservare le informazioni necessarie, ma abbastanza flessibili da accogliere differenze, dubbi, gradi di certezza.

In questo senso assomigliano alle parole. Una parola non esaurisce mai la cosa che descrive; la rende però comunicabile. Una famiglia svolge lo stesso compito: trasforma una parte dell'edificio in un'informazione condivisibile.

Il suo destinatario finale non è il software. Sono le persone che useranno il modello: progettisti, restauratori, tecnici, gestori, artigiani, futuri proprietari. Persone che avranno bisogno di capire non solo dove si trovi un elemento, ma perché sia stato descritto in quel modo.

La famiglia non è un oggetto. È una piccola unità di memoria.

Una riflessione

Una famiglia ben costruita non conserva soltanto la forma di un elemento. Conserva le ragioni per cui quell'elemento continua ad avere valore.

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