HBIM: perché modellare un edificio storico non significa fare HBIM
Un edificio storico non è soltanto una geometria da ricostruire, ma un insieme di relazioni, trasformazioni e conoscenze che il modello HBIM è chiamato a organizzare e conservare nel tempo.
La differenza tra rappresentare e comprendere
Negli ultimi anni il termine HBIM è diventato sempre più diffuso nel mondo dell'architettura, del restauro e della digitalizzazione del patrimonio esistente.
Spesso però viene utilizzato in modo improprio. Molti modelli definiti "HBIM" sono in realtà semplici ricostruzioni tridimensionali: geometrie più o meno accurate che descrivono la forma di un edificio storico ma che non riescono a raccontarne la complessità. La differenza è sostanziale. Un vero modello HBIM non rappresenta soltanto un edificio. Organizza conoscenza. E proprio in questa differenza risiede il valore del metodo.
Un edificio storico non è un oggetto standard
Quando progettiamo un edificio contemporaneo partiamo generalmente da elementi definiti e controllati: pareti perfettamente allineate, strutture regolari, materiali noti.
Un edificio storico segue logiche completamente diverse. Ogni parete racconta una trasformazione. Ogni apertura può essere stata modificata più volte nel corso dei secoli. Ogni solaio, volta o copertura può nascondere stratificazioni che appartengono a epoche differenti. L'edificio che osserviamo oggi è il risultato di una lunga successione di interventi, adattamenti e trasformazioni. Per questo motivo non è sufficiente ricostruirne la geometria, occorre comprenderne la storia costruttiva.
Dal rilievo alla conoscenza
La prima fase di ogni processo HBIM inizia con la raccolta dei dati. Laser scanner, fotogrammetria e rilievo diretto consentono di acquisire una grande quantità di informazioni sull'edificio. Ma la nuvola di punti non è ancora un modello. È soltanto una fotografia estremamente precisa della realtà. Il vero lavoro inizia successivamente. Occorre interpretare i dati, distinguere ciò che appartiene alla struttura originaria da ciò che è stato aggiunto nel tempo, individuare deformazioni, anomalie e relazioni tra gli elementi.
In altre parole, trasformare il dato in conoscenza.
Il modello come archivio dinamico
In un processo HBIM ogni elemento non possiede soltanto una forma. Una finestra non è semplicemente un'apertura nel muro. Può contenere informazioni sulla sua epoca di realizzazione, sul materiale, sullo stato di conservazione, sugli interventi effettuati nel tempo, sulle modalità di manutenzione o sulle caratteristiche prestazionali. Lo stesso principio vale per murature, coperture, volte, pavimentazioni e apparati decorativi. Il modello diventa quindi un archivio organizzato, consultabile e aggiornabile nel tempo. Non più un disegno statico ma una piattaforma di conoscenza condivisa.
Perché tutto questo è importante per il progetto
La qualità delle decisioni dipende dalla qualità delle informazioni disponibili.
Quando si interviene su un edificio storico, lavorare con dati incompleti può generare errori, imprevisti e costi aggiuntivi.
Un modello HBIM ben costruito permette invece di:
comprendere lo stato reale dell'immobile;
coordinare progettisti e consulenti;
verificare interferenze prima del cantiere;
documentare le trasformazioni nel tempo;
supportare le future attività di gestione e manutenzione.
Il beneficio non riguarda soltanto il progettista.
Riguarda l'intero ciclo di vita dell'edificio.
Oltre il rilievo, oltre il modello
La digitalizzazione del patrimonio storico non consiste nella semplice produzione di modelli tridimensionali. Consiste nella costruzione di strumenti che aiutano a leggere, comprendere e valorizzare il patrimonio esistente. Per questo motivo l'HBIM non può essere considerato un prodotto finale. È un metodo. Un processo che mette in relazione rilievo, conoscenza e progetto. La tecnologia, da sola, non basta. Serve la capacità di interpretare ciò che l'edificio racconta.Perché ogni edificio storico custodisce una storia diversa.
E ogni modello dovrebbe essere in grado di conservarla.